Editoriale #5

Laundry #5 – This is my Dream

Ogni grande uomo politico ha proposto un sogno. Ogni grande uomo l’ha fatto, e ogni uomo semplice in cuor suo ne ha uno. Il sogno appartiene a tutti. L’idea, cioè, di dare un senso a quel che si fa, alle proprie ambizioni, ai propri progetti. L’idea di dare una risposta alle proprie domande, e giustificazione ai propri talenti, alle attitudini, alle inclinazioni che ci accompagnano dai primi passi sul mondo. Oggi, con l’avvento delle piattaforme che ormai tutti usiamo, potremmo parlare di social dreaming, di idee continuamente confrontate, condivise, spartire proprio come ci si spartisce l’ultima sigaretta tra amici. Eppure cosa è successo, rispetto a un prima difficilmente reperibile nei nostri ricordi? È successo che abbiamo dato un nome al disincanto che la globalizzazione ci ha sparato in faccia, l’abbiamo chiamato crisi, ma in realtà è stato come aprire la finestra su un paesaggio mai del tutto esplorato e scoprire cosa c’è dietro. C’è che siamo in tanti, c’è che i processi sono apparentemente democratici e orizzontali, e che tutti ormai sanno di volere e potere osare di più. C’è che il mondo che ci è stato svelato, nella sua incredibile durezza, non può nascondere il magma pullulante di stimoli e occasioni che è in grado di offrire, quella remota possibilità di riuscire davvero a realizzare la propria personale visione. Ma attenzione perché siamo anche di fronte a un mondo ormai low cost, un ipermercato di nicchie che spingono per fare massa critica. Il mondo low cost è il mercato dei grandi sforzi in cambio dell’appagamento di valori spesso immateriali, intangibili. È il mercato dei desideri, in cui si lavora per alimentare il sogno. E allora ben venga un numero dedicato agli eroi che fanno vivere progetti, illustrazioni, spot, e tutto ciò che supera la concretezza del quotidiano in una prospettiva più grande, un territorio dove ognuno di noi, a modo suo, è sovrano.

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