Detroit: Become Human

di Enrico Tanno

14 ottobre 2017

Quante volte abbiamo citato lo scrittore Philp K.Dick in questo numero?

Sarà che con le sue storie ha cambiato talmente l’immaginario collettivo che lo si vede ovunque. Ogni volta che si parla di un futuro più o meno prossimo, dominato dalla luce artificiale dei neon e da una poetica malinconia, con degli androidi che convivono con gli umani, ecco che Dick spunta come un tag che abbiamo impiantato nel cervello. Un tag che umanizza i robot, che imbarbarisce i valori umani e che stende una velata poetica critica sulle grandi città, e sulle sue solitudini. E questo gioco si, per quanto possiamo girarci attorno, sembra che abbia la sua firma. Anzi, in realtà è come se Philp K. Dick avesse scritto il remake di Pinocchio con Collodi.

La storia riguarda infatti un androide che vuole diventare un umano vero, Kara.

Realizzata in questo modo:

Fuggita subito dopo la sua costruzione, Kara si trova in una Detroit dove gli androidi vivono con gli umani, anche se considerati solamente elettrodomestici atti a migliorare la qualità della vita (che strano). Riuscirà Kara a barcamentarsi in un ambiente ostile, integrarsi e diventare un umano vero? E soprattutto, ne vale veramente la pena?

Detroit: Become Human è un videogioco fantascientifico attualmente in sviluppo presso lo studio Quantic Dream e pubblicato da Sony Computer Entertainment in esclusiva per PlayStation 4.
Anteprima: 2018
Editore: Sony Interactive Entertainment
Sviluppatore: Quantic Dream
Designer: David Cage
Genere: Avventura dinamica
Piattaforma: Anche stavolta, ahimè, solo PS4. PlayStation 4

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