Shirin Neshat e le Donne senza Uomini

di Enrico Tanno

12 novembre 2013

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Shirin Neshat ha vissuto la maggior parte della sua vita in America, in esiliio volontario dall’Iran, suo paese nativo. Con le sue fotografie, video e istallazioni multimediali è la più conosciuta artista persiana nel mondo occidentale. Subito dopo gli studi, Shirin si sposta a New York, dove sposa il curatore coreano Kyong Park, direttore e fondatore di Storefront di Art e Architectue. Insieme a lui porta avanti lo Storefront, dove inizia a fare esperienza nel mondo della visual culture e assorbire il modus operandi di molti artisti affermati.

Dopo un viaggio in Iran resta particolarmente colpita dal cambiamento sociale e culturale della popolazione del suo paese, in particolare delle donne. Shirin inizia così un suo percorso visivo personale in fotografia, e crea, insieme ad altri progetti, la serie Women of Allah (1993–97), (tr. Le donne di Allah) dove l’artista ritrae se stessa e altre donne, a volte con delle armi da fuoco, ricoperte da una suggestiva calligrafia persiana che riporta frasi di poetesse iraniane. Gli occhi delle sue donne sono fermi, perforanti, come la canna del fucile che stringono tra le braccia. Ci portano lontano da una concezione rassicurante della donna, obbligando lo spettatore a confrontarsi con delle creature forti e indipendenti, determinate a conquistarsi un’identità sociale e individuale solida e libera da ogni compromesso.

Women of Allah

Women of Allah

 

Women of Allah

La Neshtat non si accontenta, ricerca, sperimenta, prova altri linguaggi, si mette in discussione, e cresce, iniziando ad affermarsi nel mondo della sperimentazione video, istallazioni e performance. Non cade mai in una visione stereotipata del mondo islamico, ma attraverso la poesia ci offre uno sguardo suggestivo sull’identità e sulla femminilità delle donne che vivono nel mondo da dove lei proviene. Dirige diversi video, tra i quali “Turbulent” e “Rapture”, con i quali vince diversi Award, fino al suo debutto alla regia con “Donne senza uomini”, un film basato sul libro omonimo di Shahrnush Parsipur. La pellicola è un viaggio lirico e onirico, se vogliamo un canto d’amore nei confronti della propria terra. Ambientato a Tehran negli anni 50,  ci racconta di quattro donne che combattono contro un destino imposto e determinato, ribellandosi alla visione di un avvenire disperato. Ogni frame e studiato, è evidentissimo il background della Neshtat in fotografia. Le immagini sono forti, espressive e graffianti. La pellicola ci mette davanti a una ricerca frenetica e poetica di un luogo dove trovare integrità, dove essere puri, sereni, in pace con se stessi e liberi di fare scelte di qualsiasi tipo, lontano da un mondo dove tutto è già deciso.

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