Kaflab Foundation e The Kafiye Project

di Enrico Tanno

12 novembre 2013

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“19 paesi, 2 continenti. Stessa lingua scritta, differenti dialetti parlati. Differenti e importantissime storie e culture. La parola “Arabo” contiene talmente tanti simboli da creare confusione. L’identità del mondo arabo è spesso è offuscata dall’influenza del mondo occidentale e delle sue proiezioni, dalla religione e da una gran varietà di stereotipi negativi. Come possiamo raccontarvi la nostra?”

al kafiye project

Kaflab è una fondazione che si occupa di rivalutare l’identità del mondo arabo nella comunicazione visuale, investiga, sperimenta e crea nuovi linguaggi, nuove vie trasversali per dare una coerenza visiva ad un universo pieno di contraddizioni. Kaflab è un laboratorio di ricerca che applica il metodo del design thinking ad un mondo vasto e misterioso, distrugge e ricostruisce, critica costruttivamente ogni stereotipo, ogni chiusura mentale dovuta a preconcetti e religioni, con la speranza di aprire le menti creative e offrire loro una piattaforma per esprimersi lontano da ogni vincolo.

kaflab inizia con il chiedersi  Cos’è Arabo? E cosa non lo è? Cosa significa dare un’identità araba ad un progetto, affrontare un brief senza scadere in banali luoghi comuni? Riusciamo a pensare al mondo arabo discostandoci dall’Islam, dalla luna crescente e dalle Mille e una Notte?

Kaflab prende luogo dal suo progetto iniziale, Al-Kafiye project, un progetto di ampio respiro che inizia con una mostra a New York e si muove poi in tutto il mondo. Il suo nome deriva dalla Kefiah, italianizzata talvolta in Chefia, se vogliamo il simbolo più forte del medio oriente.  In questo video ci parlano, infatti, della sua storia.

[vimeo width=”500″ height=”281″]http://vimeo.com/72489482[/vimeo]

I fondatori del progetto sono Hala A.Malak, esperta di design, curatrice, scrittrice e esperta del Medio Oriente e Tarek Atrissi, designer pluripremiato di fama internazionale che troviamo anche in altre rubriche in questo numero di Laundry.

Qui trovate la pagina della fondazione che vi invitiamo a visitare, mentre qui c’è la relativa fan page.

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