Gaza Mon Amour

di Mara Cervelloni

15 novembre 2013

Palestina from my eyes

“Sin da piccola, iniziai a disegnare la Palestina dai miei occhi, assediata dal filo spinato, i polsi ammanettati, i bambini dei campi profughi che tenevano la chiave del ritorno e gli occhi pieni di lacrime con la speranza della pace. Iniziai a scrivere all’età di 17 anni, dopo i 22 giorni di massacro commesso dall’esercito di Israele contro il nostro popolo nel 2008-2009. Avevo la terribile sensazione di essere isolata dal resto del mondo. Volevo combattere l’ignoranza che disumanizzava me e il popolo palestinese. Usai la lingua inglese per tradurre il dolore, la resistenza e l’umanità del mio popolo al resto del mondo, per far ascoltare la sua voce soffocata. Io sono una dei fortunati. Sono una palestinese che non è più senza voce.”

In queste poche righe di presentazione si presentano già con una forza contundente i grandi temi del libro di Shahd Abusalama, giovanissima blogger palestinese, autrice di “Palestine from my eyes”, edito da Lorusso editore. Shahd ci proietta immediatamente, senza pietà nell’inferno della reclusione e dell’isolamento che vive la giovane e la vecchia Palestina,ed è proprio l’immediatezza, priva di ogni orpello che incide la realtà sugli occhi come nemmeno certe immagini sono capaci di fare.
La storia di Shahd è quella di una giovanissima osservatrice del proprio tempo e del proprio mondo, della cultura degli altri e del suo paese, delle architetture della Palestina che le appartiene e di quella a cui non si può avvicinare. I suoi occhi hanno la rete delle origini del villaggio di Beith Jirjia, il luogo del “mitico ritorno” come lo chiama lei, il sogno di riavere ciò che è stato rubato al futuro.
Studentessa di belle arti, non può avvicinarsi al santuario di Gerusalemme per motivi di sicurezza. Nella sua capitale, non può ritrarre il monumento principale.
Nel libro si susseguono diverse vicende, una delle quali riguarda l’amicizia con Vittorio Arrigoni che con il suo “Restiamo umani” è rimasto un appello vivente a non abbandonare la più sincera natura del mondo. Il restare umani è la battaglia che il lettore ingaggia con la giovane scrittrice, ci si flagella fino all’ultimo con l’interrogativo ” Come si fa a non cedere alla violenza di un mondo violento?” Shahd ci riesce: amando il suo paese, la sua gente, la sua cultura ed è con questo amore che trova la voce per oltrepassare le barriere del suo stato. Un dato fondamentale dell’opera è la considerazione della comunicazione che avviene attraverso la rete, strumento unificatore di realtà distanti e differenti, democratico, inattaccabile, agibile da chiunque voglia raccontare.

Nota sull’autrice: è nata nel 1991 nel campo profughi di Jabalia nella striscia di Gaza, Palestina. È originaria del villaggio di Beit Jirja dove i suoi nonni subirono la pulizia etnica nel 1948. Laureata in Letteratura inglese, cura dal 2010 il blog Palestine from My Eyes e collabora con il sito di approfondimento Electronic Intifada. Ha partecipato con i suoi disegni a mostre locali e internazionali. Suo padre è stato prigioniero nelle carceri israeliane per 15 anni e questo è stato il principale motivo ispiratore per il suo lavoro contro le ingiustizie subite dal suo popolo.

Il Blog di Shahd Abusalama

 

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