The Beginners. Una strana storia, d’amore

di Davide Pellegrini

6 marzo 2012

Il numero è dedicato ai dissidenti. E’ vero. Noi, però, tra i dissidenti mettiamo gli “irregolari”, gli anti-politici non per scelta, ma per il curioso destino di una sensibilità che va al di fuori degli schemi. Così, The Beginners, di Mike Mills, giovane autore californiano, ha il fascino di quei film sospesi tra atmosfere romantiche di intimismi lunari e lo humour surreale che troviamo nelle pellicole di Spike Jonz o di Michel Gondry. Nella storia di Oliver, cresciuto nell’affascinante originalità dei suoi genitori, con una madre decisamente “strana” morta di cancro e un padre che, alla veneranda età di ottant’anni, decide di lasciarsi andare alla joie di vivre e rivela con forza la sua relazione omosessuale con un giovane trentenne, in questa storia fatta di atmosfere, di situazioni emotive brillanti e per nulla patinate, Mills condensa il senso della vita. Già, ma quale può essere il senso della vita, se non quello di non volerne trovare a tutti i costi uno? Perché, in The Beginners, il significato è proprio nel semplice lasciarsi andare, nel superare la paura tutta mentale dell’inadeguatezza per ritrovare l’unico schema possibile, quello della sincera surrealtà della propria condizione, delle proprie paure, delle stranezze che diventano un codice intimo tra simili e che porteranno Oliver a vivere una “relazione pericolosa” con un’attrice francese, lei stessa vittima della propria singolare eccentricità. In questo film, tutto ciò che è verità e svelamento si manifesta con minacciosa intensità, e Oliver non riesce a vivere con fiducia e leggerezza la propria vita sentimentale perché la sente minata da ricordi che sono come una punteggiatura rigida che sembra non ammettere redenzione. E’ il percorso di ognuno di noi, quello del diventare liberi da se stessi e dai propri modelli, dell’innamorarsi e perdonare chi ci ha dato la vita senza avere regole certe per saperla gestire. E’ il destino dei goffi e degli impacciati, dei sensibili e insicuri, dei romantici un po’ malinconici. Eppure in quei colori sofisticati e quel gusto della scenografia, in quelle situazioni grottesche tra Palanhiuk e Van Sant (deliziosa, la festa in maschera), in quei momenti di intimo gioco amoroso che prevede atteggiamenti di fuga sognatrice quasi infantile, alla fine ci si sta bene, e si ritrova la contentezza delle storie sussurrate con poesia e intelligenza. Spero davvero che vi piaccia e che, come me, vi faccia sentire un po’ meno soli.

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