Mollo tutto e faccio la birra

di Mara Cervelloni

14 marzo 2012

Laundry mag oggi si occupa di andare alla scoperta dei significati di una parola affascinante: alternativa. Alternativa è una scelta, una possibilità; uno stile di vita può essere alternativo. L’alternativa è una condizione possibile! Non ci viene in mente una parola migliore per introdurre il tema dell’intervista di oggi, cui protagonisti sono Cecilia Scisciani e Matteo Pomposini, due giovani dottorandi, due accademici, che,in parallelo ai labirinti delle loro discipline del sapere, stanno investendo entusiasmo ed energia nella loro passione comune e più che mai alternativa: produrre birra artigianale!

Prima di tutto le domande banali, ma essenziali: perché mollare tutto e perché proprio per la birra?

Per passione! Mollare tutto e fare la birra potrebbe sembrare una scelta fuori di testa…a pensarci bene forse lo è! La scelta di fare la birra a livello professionale è maturata negli anni, come tanti abbiamo cominciato con i pentoloni in casa provando a creare qualcosa di bevibile . I complimenti degli amici e dei familiari, a volte increduli che si potesse fare una buona birra anche in casa, ci hanno incoraggiato a proseguire nella nostra passione.
Come in ogni hobby, anche nell’homebrewing (la birrificazione casalinga) ci sono vari livelli di coinvolgimento, c’è chi lo porta avanti negli anni , dedicandogli il tempo di una cotta ogni tanto per gustarsi la propria birra con gli amici, chi invece lascia perdere tutto per mancanza di tempo o di risultati e chi invece dopo 5 anni si ritrova casa piena di libri che parlano di come fare la birra, riviste a tema e pensa costantemente a come migliorare l’ultima birra fatta o ad inventarsi una nuova ricetta…Indovina a quale categoria apperteniamo? Ovviamente all’ultima! Arrivati a questo punto, ci siamo chiesti  “perchè non facciamo la birra seriamente?”

Dove si trova la vostra produzione e quanto influisce il luogo sulla produzione?

Per ora produciamo le nostre birre presso un piccolo birrificio artigianale, il “Birrificio Maiella” che si trova in Abruzzo, ed al quale va il nostro grazie per averci dato la possibilità di iniziare questa avventura! ma il progetto è quello di aprire un birrificio nella nostra regione, le Marche. Per un birrificio il luogo influisce parecchio sulla produzione, a partire dall’acqua che è l’ingrediente principale in una birra, fino alla possibilità di utilizzare ingredienti legati al territorio. Ad esempio noi utilizziamo il miele di acacia di una piccola azienda biologica che si trova a pochi chilometri dal birrificio. Per il futuro abbiamo in mente delle ricette con altri prodotti di nicchia della nostra zona… ma non sveliamo tutto!

Cosa facevate prima e come avete maturato questa idea?

Tuttora lavoriamo all’università,  carriera accademica insomma. Abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura grazie alla passione maturata in anni di cotte ed assaggi di produzioni di piccoli artigiani sparsi per l’italia, l’europa e anche oltreoceano! Il lavoro che abbiamo svolto fino ad ora ci ha riempito di soddisfazioni, ma quella di fare la birra è una sfida che ora come ora ci sentiamo di voler affrontare…e a chi ci chiede “perchè volete fare una cosa così?” rispondiamo “perchè no?”

Per la vostra birra avete scelto una linea identitaria originale, su cosa si basa e quali sono le vostre tipologie di birra?

Di pari passo allo studio delle ricette abbiamo anche iniziato a pensare a come presentarci, a trovare uno stile nel quale ci riconoscevamo. Così, insieme ad Enrico, il nostro grafico, abbiamo  sviluppato un logo ed uno stile per noi significativi.
Abbiamo giocato sul tema della strada per ricordare e ricordarci dei chilometri percorsi (e che, a dire il vero, continuiamo a percorrere!) per portare avanti l’ hobby dell’ homebrewing; in particolare abbiamo reso omaggio alla statale 77, lungo la quale sono posizionati i luoghi chiave della nostra birrificazione e che ha fatto da sfondo alle chiacchiere birraie che sempre abbiamo fatto durante i viaggi.
Per le tipologie di birre prodotte, invece, abbiamo iniziato con tre nostre ricette che, pur essendo basate su stili classici, abbiamo deciso di personalizzare con un tocco nostro. Per il futuro abbiamo in mente nuove birre…ne stiamo parlando proprio negli ultimi viaggi!

L’identità che accompagna le diverse tipologie di birra è portavoce delle diverse caratteristiche che le qualificano, vi va di illustrarcele?
Per le etichette, abbiamo cercato di riassumere nello spazio di una bottiglia, le caratteristiche delle birre che volevamo mettere in risalto.
Ci siamo divertiti donando ad ogni nostra crezione una sua personalità e a questo proposito ci ha aiutato un nostro amico, Daniele, che è riuscito a mettere per iscritto e in poche righe quello che per noi rappresenta l’essenza della birra che facciamo.
San Lorenzo è una dedica allo storico quartiere romano, di cui abbiamo voluto mettere in evidenza le contraddizioni che lo caratterizzano. Affascinante, perchè è un luogo vivace e culturale ma allo stesso tempo trasgressivo e notturno . Come San Lorenzo la nostra birra ha una doppia natura, è molto beverina e quindi sa farsi apprezzare da qualsiasi tipo di consumatore, ma sa affascinare anche i palati più esigenti grazie alla speziatura e alla luppolatura inusuale.
Bastogne prende il nome da un romanzo. Ci piaceva il suono del nome, che ricorda “bastonata”. E’ una american pale ale caratterizzata da un dose massiccia di luppoli americani tanto cari ai bevitori di birra artigianale. E’ una birra sfrontata un po come i personaggi del libro…se pensi di fregarli loro ti hanno già bastonato. La frase sull’etichetta è molto autoironica, per tutte le volte che al bancone abbiamo ordinato “la più amara”.
 Ape Regina è la birra, quella di cui non ci stufiamo mai. E’ una blonde ale, con un tenore alcolico elevato e prodotta con  del miele d’acacia. Il suo nome, oltre a mettere in risalto l’ingrediente usato, è una dedica ad una canzone. Ma non chiamatela “la bionda”, lei non è una tra tante.

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