Giochi di società

di Davide Pellegrini

6 marzo 2012


C’è la crisi e c’è l’austerity. C’è Monti e il recupero di Credito (adeguato gioco di parole) di un’Italia disfatta e sofferente. C’è la politica giovanile di impresa che spinge, e c’è l’impossibilità a rendere credibili quelle riforme che darebbero ossigeno, entusiasmo e speranza a ragazzi con idee intelligenti. E c’è il mondo feudale che, per quanto possa tirare dalla sua, non riesce proprio a impedire che i dissidenti, gli irregolari vadano avanti per la loro strada, con proposte che vanno oltre la creatività per diventare fenomeni sociali. Tra questi, possiamo fare alcuni casi diversi. Eppela, sulla scia di Kickstarter, si lancia nell’universo del Crowdfunding, e tira in piedi un sito con l’obiettivo di sostenere progetti e raccogliere fondi grazie all’aiuto di micro-donazioni in rete. Il Crowdfunding è uno sviluppo naturale del comportamento di network e, come ha dimostrato James Surowiecki con La Saggezza della Folla, è uno dei tanti prodotti di intelligenza collettiva che hanno dato vita a strumenti come Wikipedia, Youtube e la stessa Facebook. Nasce da una serie di fattori e non è semplice come meccanismo. Il primo punto è la cultura di popolo, ovvero il fatto di riuscire a familiarizzare in senso costruttivo con l’atto della donazione economica; non è semplice in quei paesi in cui regnano l’individualismo e la diffidenza, ma è davvero l’unico modo per recuperare l’umanità e la solidarietà che si dovrebbero nascondere dietro le imprese, i progetti e tutto ciò che, nell’avere una propria anima, si impone nel grande calderone della contemporaneità magari per migliorarla. L’altro punto è la qualità dei progetti. Spesso, nei progetti presentati, prevale un criterio di adattabilità al contesto piuttosto che l’esclusiva qualità dei contenuti. Le ragioni vanno ricercate nella notiziabilità, che rende un progetto più semplice da capire e, di conseguenza, da sostenere, e nell’immediatezza dello strumento Eppela che, puntando su prodotti effettivamente semplici, riesce a dare maggiore fiducia agli utenti, rassicurati sull’effettiva realizzabilità di quanto proposto. Il terzo punto riguarda un atteggiamento filosofico. Chris Anderson in Gratis ne ha già parlato. L’idea che, ormai immersi in un contesto nel quale ci si aspetta che tutto sia gratuito, il vedersi almeno premiare con una serie di benefit dà continuità a quel bisogno di conferme, attenzioni e “cure” che l’utente medio oggi cerca.
La rete che si muove, però, non è solo quella della costruzione di progetti, c’è di più, c’è chi decide di non farsi ingabbiare dagli schemi e torna alla libertà più radical che ci sia. Nomadi Digitali è un progetto che suona come una dichiarazione filosofica e, in effetti, sul menu’ la prima cosa che si nota è proprio questa voce: Manifesto. Una community che, contro ogni barriera, riprendere in 10 punti il senso del vivere liberi, connessi con il network e orientati a uno stile di vita sostenibile, economico e creativo. Chiunque può unirsi e godere del sostegno degli altri Nomadi. Obiettivo: girare il mondo e lavorare ovunque a distanza grazie al web, sfruttando le potenzialità del newtork.
Sono solo due dei tanti progetti che abbiamo selezionato e che descrivono un mondo che c’è, pulsa e pian cresce per affermare nuove possibilità e nuovi modi per affrontare la vita. Se pensavate che per essere dissidenti bisognasse a tutti i costi essere contro, sbagliavate? Si può disubbidire anche semplicemente cercando di essere coerenti con altri modelli, nell’ottimistica speranza che tutto prima o poi, possa cambiare.



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