Sylvan Chomet Monsieur illusionniste!

di Mara Cervelloni

30 ottobre 2011

In  una Parigi “senza tempo” di tanto tempo fa, l’anziana e minuscola Madame Souza, con l‘aiuto delle triplette e del cane Bruno, si muove tra acciacchi e ironia attraverso le insidie della malavita francese per liberare Champoin, l’infelice nipote e talentuoso ciclista ostaggio delle corse clandestine.
Parigi 1959: Tatischeff, un prestigiatore di mezza età, viene licenziato dal teatro dove lavora e inizia a viaggiare inseguendo nuovi incarichi tra disillusione e rari successi.
Questo, in poche righe, ciò che accade nei due lungometraggi di animazione Appuntamento a Belville (2004) e L’illusionista (2010), di Sylvan Chomet: cartoonist sfiorato dall’Oscar per entrambi i film e illuminato dai raggi del cinema di Jacques Tati.

Sylvain Chomet nasce in Francia nel 1963. Si diploma in Belle Arti nel 1982 e nel 1987 ottiene un diploma in animazione presso la Scuola di arti visive di Angoulême. Nel 1986 pubblica la sua prima graphic novel Le secret des libellules e adatta il primo racconto di Victor Hugo, Bug-Jargal. Tre righe di biografia che suonano come una mitragliata e che non sono che l’inizio del percorso di questo autore che, nell’epoca del 3D che sfonda gli schermi, nell’epoca del cinema che tenta di entrarci negli occhi, trova luoghi di produzione per raccontare quel cinema dimenticato che non si può riportare alla luce se non con l’illustrazione.

Tra gli stracci di un tendone da circo abbandonato, i personaggi di Sylvan Chomet tornano a uno spettacolo a cui non servono parole, (i lungometraggi sono effettivamente privi di dialoghi), abitato da personaggi che “parlano” del vecchio mondo del cabaret, del circo, che non riescono ad adattarsi al nuovo, alle macchine, alle tecnologie, e non trovano un posto nel culto del consumo.

Quello di Sylvain Chomet è un percorso che parte dalla benedizione della Disney Animation Studio di Toronto, per la quale lavorava nel 1997, e dalla quale ha ottenuto i mezzi per portare avanti i cinque anni di lavorazione di Appuntamento a Belville, il cui successo ha del resto permesso l’uscita del suo più recente L’illusionista. Mentre Appuntamento a Belvielle ci lascia con il brano delle triplette nelle orecchie, L’illusionista ci butta giù dal letto con il suo verdetto sulla realtà: «la magie n’existe», ma Chomet ci aveva quasi convinti tutti.

Comments:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Registrati alla nostra newsletter per avere aggiornamenti editoriali dalla redazione.