L’arte de Gli Altri

di Davide Pellegrini

30 ottobre 2011

Un evento, quello di The Others, che va a colmare un buco, quello degli “altri” appunto (il che farebbe pensare a Lost). Eppure non si tratta di una presenza così minacciosa. Gli “altri” a cui si riferisce questo festival sono quei creativi che camminano sospesi sul confine liminare dei linguaggi e delle urgenze espressive tra arte contemporanea, arti digitali, visual culture. Ne parliamo con Roberto Casiraghi, direttore dell’evento.

Con The Road of Contemporary Art, la vostra organizzazione ha promosso un format innovativo nel mondo dell’arte contemporanea. Per la prima volta una fiera diventa un evento culturale, un polo d’attrazione per la comunità cittadina. Ora The Others, da cosa nasce quest’idea?

L’idea di The Others nasce dalla volontà di ampliare al massimo la conoscenza dell’arte, in particolare di quella contemporanea e offrire soprattutto ai giovani il maggior numero di strumenti interpretativi e chiavi di lettura dei fenomeni artistici attuali. Io credo che solo in questo modo, con la conoscenza e la consapevolezza, si riescano a sensibilizzare le generazioni future e The Others offre un’opportunità di dialogo e confronto, senza le barriere create tradizionalmente tra le gallerie e il pubblico a discapito della comprensione dell’opera.

Si parla molto di creatività, di editoria e web. In che modo The Others intende promuovere questo ricchissimo tessuto che, a ben vedere, è ancora sommerso?

Il nostro è un progetto in fase di lancio, non solo non ancora consolidato, ma che celebra quest’anno la sua prima edizione. Un progetto innovativo, unico nel suo genere, deve ancora sperimentare linguaggi, proposte, assemblaggi e non inseguire tutto e tutti per poi mettere nel frullatore e ottenere un magma indistinto. In questo sta una delle grandi scommesse di The Others, nel riuscire a dialogare con diverse trame di tessuti sovente diversi fra loro, senza perdere la capacità relazionale con ciascuno.

Come rispondono, secondo voi, le città a queste proposte e perché pensate che ci sia davvero bisogno di festival e momenti di aggregazione dedicati a questi temi?

Le città rispondono nei modi più vari a seconda delle sensibilità, non si possono fare generalizzazioni senza perdere una fetta importante della realtà. Tendenzialmente l’arte “si porta molto” nelle amministrazioni locali, ma quella di qualità è merce assai rara e nel nostro mondo il “sia purché sia” non aiuta ad approfondire e razionalizzare. Circa l’aggregazione, ci sono fenomeni molto più aggreganti dell’arte, e anche in questo caso occorre intendersi su quali sono gli obiettivi da raggiungere. ROMA e The Others non hanno nelle loro attese quella di generare fenomeni di aggregazione generalizzata in nome dell’arte, ma si prefiggono la diffusione dell’arte stessa attraverso percorsi solo apparentemente diversi, più di mercato la prima e più didattica la seconda.

Come funziona The Others a livello organizzativo?

Abbiamo costituito un’associazione senza scopo di lucro che promuove la manifestazione e che ha affidato a Revolution la gestione commerciale, e Revolution utilizza le proprie strutture per la produzione.

Quali saranno i futuri sviluppi di The Road e The Others, avete degli obiettivi finali a cui tendete?

Bella domanda! L’obiettivo finale delle due manifestazioni è unico e riguarda la promozione e diffusione dell’arte contemporanea, la sua conoscenza, la consapevolezza del pubblico, l’educazione al gusto e alla qualità. Gli strumenti per raggiungere l’obiettivo sono differenti e ci vorrebbero molte pagine per delinearne i contorni e ancora di più per affrontarne i contenuti.


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