Il museo del futuro

di Giada

30 ottobre 2011

“Davanti a noi stanno cose migliori di quelle che ci siamo lasciati alle spalle”.

Tale celebre frase dello scrittore Clive Staples Lewis sembra particolarmente adatta per descrivere l’ultimo, incantevole, esempio di architettura verde: il Salvador Dalì Museum di Tampa Bay firmato dal designer Yann Weymouth.

Dopo trentasei milioni di dollari e ben tre anni di lavoro, l’opera è stata inaugurata nel gennaio 2011. L’attesa è stata pienamente ricompensata dal risultato finale; infatti, tra immensi spazi vuoti, forme liquide e grandi vetrate che creano un continuo gioco di collegamenti tra esterno e interno, il museo esprime tutta la sua empatia con la collezione dell’artista di Cadaqués e proietta il visitatore, fin dalla sua struttura, tra le magie del Surrealismo.

Disegnato da Yann Weymouth dello studio Hok (collaboratore di Ieoh Ming Pei per la piramide del Louvre), con la volontà di celebrare l’artista catalano, il nuovo museo si estende su un’immensa superficie di 6.317 metri quadrati e contiene la collezione più completa al mondo delle opere dell’artista (al di fuori dalla Spagna).

Lungo i tre piani vengono esposti oli, acquerelli, disegni, sculture e altre opere: una collezione permanente di ben 2.140 pezzi. Le mura del museo, spesse trenta centimetri, in cemento armato, trasformano la struttura in una fortezza, che protegge la preziosa collezione persino dalla forza dagli uragani che spesso minacciano la costa occidentale della Florida.

Contrasta con  la geometria squadrata dell’enorme scatola di cemento, un corpo morbido, un blob che sembra estendersi oltre il palazzo, soprannominato Glass Enigma (dal nome di un dipinto di Dalì del 1929, Enigma), formato da oltre novecento pannelli di vetro, tutti triangolari ma di diversa dimensione.

Tutto ciò per omaggiare Dalí e la sua passione per  Buckminster Fuller, famoso per le sue geometrie geodetiche.

È uno strano caso di contenitore che assume la forma del contenuto. Il direttore del museo Hank Hine e Yann Weymouth hanno ripercorso i luoghi più cari al genio surrealista prima di dedicarsi al progetto. Weymouth all’inaugurazione ha spiegato di aver trascorso molto tempo nella casa in cui Dalì visse in Catalogna: «Ho cercato di carpire ogni dettaglio e ho parlato a lungo con un mio zio che è stato un caro amico di Dalì . Il design è chiaramente un omaggio al surrealismo. Le solide e opache linee cartesiane del parallelepipedo principale sono rotte da volumi cristallini e irrazionale. Nelle opposizioni strutturali delle forme ci sono rimandi alla fascinazione di Dalì per le serie di Fibonacci, per le curve perfette delle conchiglie e per le molecole del DNA».

All’interno dei futuristico spazio, l’arte diventa la scenografia in cui si creano occasioni per organizzare corsi creativi per bambini, lezioni di disegno, seminari di cinema surrealista, brunch e persino sessioni di yoga.

Tutta la zona circostante dove è sorta la struttura fa parte di un progetto di connettività intelligente con trasporti mirati e con il coinvolgimento della comunità sui temi della cittadinanza ecosostenibile. Nel museo sono attesi da 200 mila e 400 mila visitatori l’anno e tra le iniziative per intrattenerli non potevano mancare le proiezioni dei film di Luis Buñuel con cui l’artista ha collaborato, per sottolineare che Dalì ha tracciato un solco nella storia dell’arte anche grazie al suo eclettismo.

Il museo è l’esempio più importante di architettura verde degli ultimi tempi: è il risultato di diverse strategie per produrre energia, acqua e risparmiare i costi di gestione, candidandosi così a simbolo ecologico e sostenibile di un connubio tra arte e ambiente che si sposa perfettamente e che apre nuovi stimolanti scenari. I pannelli solari sul tetto permettono l’approvvigionamento di acqua calda per riscaldare il museo e per il controllo del livello di umidità, mentre gli spessi muri isolati in cemento armato forniscono la massa termica necessaria alla costruzione.

I musei del futuro, come il Salvador Dalì Museum di Tampa Bay o la famosissima Collina Museo progettata da Renzo Piano a San Francisco, sono dei precisi segnali di come l’architettura – e in un discorso più generale, l’arte – si stia muovendo sempre di più verso il rispetto e la tutela dell’ambiente, della natura che ci circonda e di come l’arte stessa possa assumere un significato più profondo se pensata all’interno di un contesto “naturale”.

Edifici del genere diventeranno sempre più frequenti con il passare degli anni e trasformeranno l’ambiente circostante in un panorama surreale e affascinante.

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