Videogiocare eco(logico)

di Pierpaolo Greco

1 agosto 2011

Un rapido excursus sulle infiltrazioni ecologiche all’interno del mondo videoludico

Il videogiocatore è storicamente collegato al preconcetto della persona solitaria, schiva e rinchiusa su se stessa. Un animo sensibile in grado di captare le esigenze del mondo che lo circonda, pur scappando da esso e dai suoi problemi a gambe levate per rifugiarsi nella calda tranquillità di un mondo virtuale costruito a sua immagine e secondo i suoi desideri.
È forse anche per questo motivo che si fatica a trovare prodotti videoludici interamente focalizzati sull’ecologia e sul rapporto uomo-natura, mentre è relativamente semplice imbattersi in videogame dove la componente ambientale è parte integrante della struttura di gioco, senza però determinarla in blocco.

Guardando al passato più noto, ci viene subito in mente Sim City, dove la necessità di edificare la più bella città del mondo si scontrava con le esigenze del territorio e costringeva il giocatore a fare i conti con problemi di inquinamento e sovraffollamento, fino ad arrivare a quei disastri che la Terra scatenava in risposta a una gestione truffaldina dell’ambiente.

L’ecologia è stata poi un orpello anche di un altro stile similare di gioco, che faceva della riflessione e della tattica i suoi punti di forza. Parliamo dei cosiddetti “gestionali”, veri e propri sfoghi divini per il giocatore intellettuale. In questo caso non siamo più alle prese con una “semplice” città o nazione ma con l’umanità intera, talvolta vestendo i panni terreni di una qualche stirpe di imperatori, in altri casi più sporadici impersonando il ruolo poco palpabile di una divinità.

Vero spartiacque fu la serie Civilization e in questo frangente la figura dell’ecologia rappresenta soltanto l’ennesima variabile da prendere in considerazione nel lungo cammino che porta alla conquista del pianeta Terra.

Lo sfruttamento dell’ambiente passa infatti attraverso vari gradi e scegliere di privilegiare una gestione dei rifiuti all’insegna del riciclo, piuttosto che una politica energetica interamente focalizzata sulle energie rinnovabili, porta a conseguenze di medio e lungo periodo che il giocatore deve tenere presenti, al pari di decisioni militari o diplomatiche.
Bisognerà attendere fino ai giorni nostri per passare dai timidi approcci al concetto di ecologia appena descritti a un progetto completamente focalizzato sull’interazione uomo-ambiente. Fate of the World, questo il nome del videogioco per PC, è realizzato da un gruppo indipendente e fortemente impegnato anche nel sociale, e il suo unico scopo è quello di sensibilizzare il giocatore ai temi dell’ecologia proponendo una serie di sfide di difficoltà crescente risolvibili attraverso una oculata gestione delle politiche ambientali, monetarie e socio-economiche. Ad aumentare l’interesse verso il gameplay è la sua ambientazione temporale, che parte dai giorni nostri e si spinge fino a venti anni nel futuro, depositando nelle mani del giocatore una simulazione reale della sostenibilità dello sviluppo della Terra.

Senza ombra di dubbio il titolo rappresenta una forma ben riuscita del cosiddetto “edutainment”, a metà strada tra il divertimento e l’insegnamento e forse, in qualche modo, riuscirà a farci sentire con la coscienza leggermente più pulita quando, davanti a un freddo monitor, riusciremo a far diventare l’Africa il leader mondiale nello sfruttamento dell’energia solare.

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