Reverse Graffiti, Eco Advertising

di Mara Cervelloni

1 agosto 2011

La poetica dei reverse graffiti si colloca nella sfera della scoperta, quasi come una parola nuova che dà voce a un sentimento appena inventato. I reverse graffiti sono “affissioni di pulito” cento per cento, è un’arte della sottrazione che regala come risultato una somma: con una mascherina applicata a un muro sporco e un forte getto d’acqua si dà vita a un’opera  impressa semplicemente pulendo i segni dei passaggi che la superfici urbane accumulano negli anni.
Street art allo stato puro e pubblicità a impatto zero si sintetizzano in questa poetica della comunicazione, una sintesi resa possibile dall’apertura delle città alle forme artistiche urbane e dalla volontà delle grandi aziende di promuovere prodotti in un rispetto dell’ambiente sempre maggiore.
È il risultato di una generazione che sta riuscendo a portare su una misura propria le possibilità di comunicare, espandendosi in modo unicamente costruttivo, abbattendo anzi ciò che di “sporco“ c’è stato prima.
Reverse graffiti, sono campagne complesse che partono dalla perfomance artistica e vi uniscono comunicazione e sostenibilità, andando incontro all’esigenza sempre maggiore, da parte di piccoli e grandi mercati, di rivolgere lo sguardo a un modo “eco” di sostenersi.
Molte agenzie rispondono a questo tipo di esigenza, portando avanti campagne a bassissimo impatto ambientale, che permettono al cliente di mantenere una linea sostenibile e coerente anche nello sviluppo e creazione delle proprie campagne di marketing.
Esigenze “altre” chiamano modi di produzione “altri” e, là dove non si è ancora arrivati, è l’altrove in cui si vorrebbe essere; ed è in questo altrove che arrivano i Reverse graffiti, soffiando via la polvere dal cuore delle metropoli.

 

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