LIME – THE SET UP PART II

di Davide Pellegrini

1 agosto 2011

LIME ::::

Story by: Davide Pellegrini

Illustration by: Enrico Tanno

 

La frase del momento

What the hell do ya think I’m

 

 

Malva AAron

 

Una ragazza in ginocchio. Ha addosso un vestitino da cameriera rosa, di quelli che si vedono nelle sitcom tipo Alice (in un locale per camionisti di Phoenix). Il vestito è semiaperto sul davanti e lascia intravedere un reggiseno ricamato nero. In testa un parruccone biondo platino. La ragazza è di bella presenza, viso regolare, occhi particolarmente profondi, neri, ben tagliati. L’inquadratura è su di lei seduta in ginocchio. Il braccio destro è fuori dal quadro e, all’altezza più o meno del viso, procede regolare con un movimento che potremmo definire sussultorio. Qualche muggito attorno lascia presagire che ci troviamo sul set di un porno. La ragazza parla con un’altra donna, inquadrata di nuca per tutta la serie, il su e giù della testa non lascia dubbi. La bionda parla (o sarebbe più giusto dire parla “anche”…)

 

«Ecco quello che vorrei sul serio!»

L’ALTRA blocca il movimento delle testa per un attimo.

«Mi sembra fantastico… voglio dire, che tu abbia capito la tua vera strada»

RICOMINCIA. SI RIBLOCCA

«Voglio dire, nessuna di noi vuole fare questo per tutta la vita, no?»

UN MUGGITO PIÙ INTENSO E IL MOVIMENTO RIPRENDE ANCORA PIÙ VELOCE.

«Infatti. Mi sono sempre detta di essere destinata ad altro. Credo davvero con il cuore che questa caus… cosa, sia proprio come quando il destino… MhMMM»

LA BIONDA SI MORDICCHIA IL LABBRO INFERIORE COME SE LE SFUGGISSERO LE PAROLE. IL BRACCIO CONTINUA IL MOVIMENTO CADENZATO. SCUOTE L’ALTRA MANO CON LA FRENETICA IMPAZIENZA DEI BAMBINI

«Cioè… sento che io ci sono dentro, capisci?»

L’ALTRA SI BLOCCA

«Ma sì Malva, è chiaro… piuttosto hai pensato a loro, ai così, i cie…»

«Non vedenti, si chiamano non vedenti»

«Sì, giusto… perché quelli che ne so’ magari non ci vedono un tubo però le mani le hanno eh…»

LA BIONDA SI FERMA E FA UN’ESPRESSIONE INTERLOCUTORIA

«???:::»

L’ALTRA HA RIPRESO IL MOVIMENTO, PASSANO I SECONDI IN MODO INTERMINABILE. LA BIONDA È COME DI SASSO. L’ALTRA RIPRENDE

«Ieri sera facevano Blindness in tv. Cavolo mi ha proprio scosso… a un tratto tutti questi cie…non vedenti stupravano le donne. E, insomma deve essere proprio una cosa terribile eh… voglio dire, non è per mandarti in paranoia, ma attenta!»

LA BIONDA AMMICCA UNA SPECIE DI SORRISO CANZONATORIO, POI RIPRENDE IL MOVIMENTO

«Io non so proprio a cosa… non l’ho mica vista questa cosa degli sturpi di gruppo»

«Stupri, non sturpi»

«Sì, sì, gli stupri. Non l’ho vista questa cosa, ma io mi rifiuto davvero nel cuore di ridurre tutto a questo»

«Cioè?»

UN MUGGITO POTENTISSIMO SPACCA L’EQUILIBRIO SONORO DELLA STANZA. LA BIONDA SI FERMA, SI VOLTA VERSO LA PARTE DEL MOVIMENTO DEL BRACCIO, SI ALLUNGA E PRENDE UN CLENEEX. POI, MENTRE SI ASCIUGA LE MANI

«Al sesso, ridurre tutto al sesso»

 

SI CHIUDE CON JUST LIKE HEAVEN, PERFORMED BY THE CURE ::::

 

 

Primo incrocio con personaggio a destra – Grabo incontra Gorky

 

In una macchina di lusso, una mercedes nera, lucida. Non si direbbe un modello nuovo, ma tenuto alla perfezione. Al volante c’è un tizio con una giacca nera, la camicia di seta leggermente aperta lascia trasparire una catena d’oro che lo passa da parte a parte come un vecchio premio del tempo. I jeans cadono lunghi e slavati e terminano con un piede magro, ben disegnato, avvolto in un sandalo a occhiello di pelle scura, con le dita che esplodono in unghie aguzze, come quelle di un animale o di un gitano. La pelle di Gorky è abbronzata, i capelli sono grigio perla, gli occhiali scuri coronano un profilo da antico romano e quando sorride, il luccichio della luce prende la forma di una capsula d’oro. Tutto questo lo vediamo con gli occhi di Grabo, con le sue percezioni visive. Grabo gli sta seduto vicino e ascolta.

 

«Cazzo. Così sei una specie di sloveno, eh? Quando ho messo l’annuncio non pensavo che l’unico a rispondere fosse un tipo tipo te… LO GUARDA Senza offesa, eh»

GRABO SORRIDE APPENA. SUL CRUSCOTTO C’È UN CELLULARE. SQUILLA, GORKY ALLUNGA LA MANO, ABBASSA CON L’INDICE IPERUNGULATO GLI OCCHIALI SCURI, OSSERVA IL NUMERO E LO RIMETTE A POSTO

«Anche io eh, mica dell’est, ma giro tanto. Caminante, capito? Lo sai chi erano i caminanti?» IL SORRISO SCATENA LA CAPSULA D’ORO CHE INVADE LA LUCE DELL’ABITACOLO «Gitani… i caminanti sono gitani e si chiamano così perché» FA IL GESTO DI UN OMINO CHE CAMMINA CON GLI ARTIGLI SUL CRUSCOTTO. GRABO OSSERVA «camminano, si spostano eh»

GRABO ANNUISCE CON UN SORRISO EBETE

«Cazzo, ma sei sveglio? come hai detto che ti chiami?»

INTANTO IL TELEFONO SQUILLA. GORKY STAVOLTA NEMMENO LO AFFERRA

«Grabo»

«Gra?»

«Grabo»

«GRA-B-O. Ma cristo… la tua famiglia deve avere camminato parecchio, Gra-bo. Dunque Grabo AMMICCANDO AL PAESAGGIO ATTORNO questo è il nord, cazzo. Campagna, casali, campagna, chiesette, lì c’è un po’ di case, lì qualche fienile, eh. Grabo, stai attento perché questo qua è il motivo che ti ho chiamato, EH»

IL TELEFONO SQUILLA INSISTENTEMENTE.

«Dunque Grabo il tuo primo compito eh… sta attento GRA-BO. Tu ora rispondi al cellulare e gli dici che ha sbagliato numero»

GRABO LO GUARDA STUPITO. IL TELEFONO NON SMETTE

«Tu ora Grabo prendi il cazzo di cellulare e gli dici “no, no qua è Grabo, questo è il telefono di Grabo”»

GRABO PRENDE IL TELEFONO, RISPONDE, DALL’ALTRA PARTE UNA VOCE INCAZZATA NERA, GRABO ESEGUE IL COMPITO

«Eh, bravo Grabo. Bravo, sei proprio sveglio cazzo»

SVOLTA VERSO UN CASALE IN APERTA CAMPAGNA

«Tu ora ti chiedi perché hai detto quella cosa là al telefono, al tizio del telefono, eh. Ti spiego. Io faccio spettacoli, musical. Io faccio musical Grabo. ABBASSA GLI OCCHIALI E LO GUARDA DAL BASSO VERSO L’ALTO ti piacciono i musical Grabo, li conosci i musical?»

GRABO SORRIDE E ANNUISCE

«Bravo Grabo, sei sveglio. Bravo. Ecco, io ero in Francia. Che, cazzo, so’ peggio dei napoletani eh. Ti fregano appena ti giri. Pazzesco. No, che poi si lamentano degli italiani, ma se li meritano i napoletani che gli ciulano le donne, eh. Io in Francia conosco ‘sto tipo che ha un teatro. Bello, il teatro, Grabo. Un teatro di prim’ordine, un po’ fuori Parigi. Lo sai dov’è Parigi? Lo sai, no?»

«In Fran-cia»

«Eh, ecco che sei sveglio Grabo, sei uno sveglio. Bravo, proprio in Francia. Questo mi chiama per organizzare uno spettacolo e mi invita a cena con la moglie. Una donna bella, la moglie, Grabo. FERMA LA MACCHINA. CI TROVIAMO DAVANTI A UN CASOLARE. SEMBRA ABBANDONATO. Io me la scopo, la moglie, perché era proprio bella, eh. Insomma comincia questa tresca SI VOLTA VERSO GRABO E ACCAVALLA LA GAMBA SUL CAMBIO ma dura mica tantissimo, dura due mesi, massimo tre. Massimo tre mesi. Poi, il vecchio ci scopre sul tavolo dell’ufficio. Ah ah ah, FA IL GESTO con la moglie aperta come un cancello e io là eh… Grabo, io là a dare giù. Ahò si è incazzato, ma incazzato vero. Urlava Grabo, urlava “sei morto sei morto sei morto sei morto”. Cazzo Grabo, io gli ho preso tutti i contratti e sono scappato via, eh. I contratti con gli artisti, capito?»

GRABO È A BOCCA APERTA, NON DICE NULLA. POI SORRIDE IN MODO PIETOSAMENTE POCO CONVINCENTE

«Ora c’ho ‘sta roba e quello , capito, si caga sotto, eh. Va beh, andiamo a vedere»

SCENDONO DALLA MACCHINA E SI AVVIANO VERSO IL CASOLARE

 

THERE AIN’T HALF BEEN SOME CLEVER BASTARDS, MUSIC PERFORMED BY IAN DURY ::::

 

L’uomo ora sta salendo le scale di un palazzo. Si sporge e dalla tromba delle scale ha come l’impressione di vedere la spirale interna del Guggenheim. È ancora al telefono.

 

«Capito? Fantastico, puro non-sense. Escono dalla macchina e vanno verso il casolare. Gorky, lui si chiama Gorky, Saul Gorky, spalanca una specie di portone di legno e…»

SI SENTE UNA VOCE CONVULSA DALL’ALTRA PARTE DEL RICEVITORE

«Che significa il fatto? Ci dobbiamo arrivare no…»

ARRIVA A UN PIANEROTTOLO, CERCA LE CHIAVI IN TASCA E PROVA LA CHIAVE GIUSTA PER APIRE LA PORTA.

«Ci dobbiamo… ma tutto, tutto ha una sua progressione, stiamo ancora introducendo i personaggi, dammi tempo, cazzo»

DALL’ALTRA PARTE DEL TELEFONO UN CLICK

«Ma vaffnkl…!»

L’uomo apre la porta e si trova di fronte una scrivania, e sopra quella, una macchina da scrivere. Il posto è un buco e c’è puzza di chiuso. Ovunque ci sono fogli di carta e un filo di luce del pomeriggio lascia intravedere un gioco di particelle che galleggiano come pulviscolo nell’aria. L’uomo entra, si toglie la giacca e chiude la porta.

 

LIME :::: READY TO GO

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