Earth Day, Celebrazione della terra

di Redazione

1 agosto 2011


Earth Day Italia. Una strana assonanza linguistica (un suono, meglio…) fa sì che pronunciando la parola “earth” ci si possa facilmente confondere nel significato con la parola “cuore”. Curiosa familiarità se si pensa a quanto ci sta a cuore la questione del pianeta terra. E non è una cosa recente. Pochi sanno che la celebrazione della terra nasce negli anni settanta, a dimostrazione che il problema “pollution” non è un fatto casuale, ma un effetto pianificato, legato a filo doppio con lo sviluppo e il progresso tecnologico. Oggi, però, la mobilitazione appartiene a tutti e, come spesso accade, viene affidata alle arti, alla musica, alla partecipazione nelle piazze e nei territori delle città. Ne abbiamo parlato con Claudio Sestili, responsabile di Eatrthday Italia.

Ci spieghi in cosa consiste il progetto Earth Day?

Earth Day è un simbolo, l’idea è quella di fare qualcosa tutti noi per contribuire a lasciare un pianeta in condizioni migliori di come lo abbiamo trovato. Earth Day nasce in un momento di forte sviluppo industriale e di presa di coscienza delle problematiche legate all’industrializzazione e all’evoluzione dei consumi.
Oggi a quarantun’anni di distanza il progetto Earth Day non è mutato, semmai il tipo di società in cui viviamo ci permette una maggiore coscienza dei problemi legati allo sviluppo. Noi di Earth Day non proponiamo un modello “contro” o una serie di denunce, vogliamo innanzitutto porre l’attenzione sulle strade possibili e percorribili per migliorare l’ambiente in cui viviamo. Abbiamo perciò declinato la nostra mission sul binomio ambiente e cultura, perché crediamo che entrambe influiscano fortemente sui nostri comportamenti e stili di vita, e perciò su di entrambe va tenuta molto alta la soglia di attenzione.

Insomma, la celebrazione della Terra, considerando la sua provenienza dalla cultura “fricchettona” anni Settanta, sa un po’ di new age. Invece, io ne sono testimone, la partecipazione della gente va oltre le mode, oltre le tendenza e sta diventando vera e propria responsabilità sociale. Perché avete riscattato questo brand nel suffisso Italia? Che obiettivi ha la vostra organizzazione?

Abbiamo creato il brand Earth Day Italia dopo aver studiato attentamente i vari ambientalismi di facciata, convinti che la soluzione sia prima di tutto nel miglioramento, nell’efficienza e nello sviluppo della tecnologia. Earth Day Italia vuole essere il luogo dove chi vuol fare ricerca legata all’efficienza può incontrare chi la vuole sostenere. È come una grande piazza, dove il comportamento dei singoli non è di protesta ma di proposta. Se vuoi è un’agorà 2.0.

È il terzo anno che lavori nell’organizzazione del grande concerto di Piazza del Popolo che, presumo, sia a rigoroso impatto zero (mi pare che uno dei partner sia appunto Lifegate). In cosa consiste questo spettacolo e che risultati ottiene?

La nostra organizzazione ha come obiettivo principale quello di selezionare  i migliori progetti relativi all’ambiente e alla cultura e fare fundraising su di essi, innestando un ciclo virtuoso di selezione-finanziamento-diffusione mediatica che oggi nel nostro paese purtroppo ancora manca. Per fare questo stiamo stringendo accordi con le principali istituzioni scientifiche italiane con le quali abbiamo un dialogo molto fitto.
In effetti, le emissioni di CO2 prodotte dal concerto sono ogni anno compensate grazie al progetto impatto zero di Lifegate e questo elemento di profonda coerenza conferisce ulteriore valore alle nostre iniziative.

Quali sono le altre attività che proponete e in che modo le arti e la cultura possono diventare un driver di sviluppo?

Negli anni scorsi si è molto parlato di Earth Day grazie alla musica, agli artisti e ai media che lo hanno supportato, e sicuramente un concerto gratuito pubblico come quelli realizzati, sono un grande boost allo sviluppo delle nostre azioni. Basti pensare che nell’edizione 2011 il solo concerto gratuito di villa borghese ha generato milioni di contatti e una valorizzazione media superiore ai 2 milioni di euro. Le emissioni di CO2 prodotte dal concerto sono ogni anno compensate grazie al progetto impatto zero di Lifegate.

Prossimi progetti?

Nel futuro non sarà solo la musica a raccontare come possiamo proteggere la terra. Ci stiamo impegnando nella progettazione di format educativi da introdurre nelle scuole e stiamo studiando forme di coinvolgimento della popolazione attraverso il web.

 

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