PATRICK BOIVIN: L’INCREDIBILE TALENTO DI UN AUTODIDATTA

di Redazione

21 giugno 2011

 

Tre ninjas che si rincorrono, prima all’interno di un video, poi, mentre si contendono un telefonino, escono dallo schermo e cominciano a distruggere la pagina di You Tube. Ecco, è questo il motivo per cui mi sono messo alla ricerca di Patrick Boivin, rappresentato dall’agenzia canadese Woolf-Lapin. Tra realtà e iperrealismo, questo giovane e talentuoso animatore già fa scuola, come nel bellissimo corto sull’AT AT toy. Patrick si è reso disponibile per questo botta e risposta.

Ci sembra che in Canada esista una vera e propria scuola di animazione. È vero?

«La cosa divertente è che non mi sento molto un animatore o un Canadese. Questa cosa del Canada deriva da una lunga storia politica che non è qui la sede opportuna per discutere, parliamo piuttosto di animazione. Ho iniziato la mia carriera come un artista di fumetti che non ha mai accettato di andare a scuola. Molto di ciò che ho fatto è stato a livello autodidatta e non credo di essere mai diventato così bravo nel farlo. La cosa buona è che ho cominciato a interessarmi della produzione di video. A vent’anni ho iniziato a fare un po’ di cortometraggi… Un paio d’anni dopo, mi è stato commissionato da una televisione Franco-Canadese uno show da realizzare con i miei amici. In quel tempo ero il regista, il fotografo e il montatore, e io stesso creavo effetti speciali. Ecco da dove è nata la mia passione per l’animazione. Il TV Show era, infatti, realizzato da molti piccoli sketch, alcuni dei quali animati.
Molti anni dopo ho scoperto Youtube. Avevo trentaquattro anni, e avevo diretto Spot TV per sei anni. Ero stanco di farlo e ho deciso di provare qualcosa di nuovo. Sapevo che avrei potuto realizzare clip animate da solo, nel mio salone, e che sarei potuto diventare popolare… E da qui è cominciato tutto. Quindi quando la gente dice che sono un animatore, mi sento un po’ opportunista perché non è mai stata per me una passione come invece fare film in live action»

Ho avuto modo di guardare i tuoi lavori. Mi sono meravigliato della capacità di gestire il setting dei personaggi, la regia e la post-produzione. Puoi descriverci il processo di lavorazione di un tuo lavoro tipo?

«Generalmente inizio con un’idea semplice. Un modellino AT-AT (Star Wars) poteva essere un giocattolo. Poi penso a diversi scatti e in modo piuttosto veloce comincio ad animare, anche prima di aver completato lo script. Non faccio nessuno storyboard o test. Faccio e basta. Ho un sacco di esperienza con gli effetti speciali e questo mi aiuta a trovare la via più appropriata per raggiungere i miei scopi. E, visto che non sono andato a scuola, non so come dovrebbe essere fatto, quindi trovo da solo le vie per farlo e probabilmente questo è il fattore chiave per spiegare come mai le mie clip sono così differenti. Per i movimenti, il solo talento che penso di avere è quello di essere un ottimo osservatore. Questo mi permette di pensare a tutti quei piccoli dettagli che rendono un personaggio “vivo”».

La prima volta che ho visto Ninja’s Unoboxing l’ho condiviso con tutti i miei amici. Mi sembra che sia davvero un modo nuovo di usare il mezzo pubblicitario, un modo che permette un alto livello di coinvolgimento del consumatore finale. Che ne pensi?

«Le aziende troveranno sempre un modo di promuovere le proprie cose, quindi preferisco che i loro spot siano divertenti, belli e interattivi. Il mondo dell’advertising sta essenzialmente aiutando gli artisti come me a sviluppare una visione. Quando vengo pagato per creare qualcosa come “Ninja’s unboxing”, guadagno soldi che poi spendo sui miei altri progetti mentre faccio esperienza».

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