L’IPERURANIO DI SHAUN TAN

di Mara Cervelloni

21 giugno 2011

 

Scheda tecnica:

Titolo originale: The lost Thing
Regia di: Andrew Ruhemann, Shaun Tan
Scitto e sceneggiato da: Shaun Tan
Tratto dall’omonimo libro The lost Thing
Stars: Tim Minchin
Cortometraggio
animazione 3d
15 min

Se nell’iperuranio di Platone stava il mondo delle idee, nelle Tavole di Shaun Tan sta il mondo delle immagini. The lost things è la storia di una collezionista di tappi che si muove in una dimensione in cui l’esistenza scorre come su un nastro trasportatore fino all’incontro con un oggetto bizzarro, una “cosa” a metà tra macchina e animale: una pentolona rossa con i tentacoli, piena di socievolezza ed emozione, la cui sola certezza è che si è persa.
Insieme a lei, altri oggetti misteriosi compaiono in città sovvertendo l’ordine della quotidianità con  il loro mistero… La missione è far tornare a casa lo strano oggetto che si è perduto.
Il cortometraggio nasce da un fortunato progetto editoriale per l’infanzia, uscito in Italia sotto il titolo di Oggetti smarriti, edito da Elliot edizioni che, tra le mani del regista Andrew Ruhemann, ha preso la forma di Oscar nell’edizione 2011.

Nato a Perth, in Australia, nel 1974, Shaun Tan è illustratore, pittore, fotografo, regista cinematografico, animatore, scrittore, commediografo e scultore. Nel 2001 è stato premiato con il World Fantasy Award.
La storia si muove su quelli che sono i temi costanti dell’autore illustratore: lo spaesamento, l’alienazione, la solitudine che ne deriva e l’incapacità di notare cose belle e diverse, in una dimensione in cui, tra mille fatti uguali a loro stessi, tutti noi siamo una cosa persa, difficile da identificare, da riconoscere, e impossibile da scoprire.
Le strade, le città, le persone e gli oggetti delle storie di Shaun Tan ci portano con l’occhio verso un futuro che ha il sapore di “tanto tempo fa”, eppure ci appare così vicino nella sua serialità e nella sua spersonalizzazione.
Nel mondo in cui si muove la storia, la possibilità di creare del singolo viene schiacciata da una modernità che utilizza l’uomo per mantenere se stessa e  il proprio passo, in cui gli individui vivono con gli occhi pigri e l’anima prigioniera delle catene di montaggio della routine.
Quello che Shaun Tan ci mostra è una fantasia futuribile, una profezia vera solo a metà, con un polo apocalittico, fatto di una serialità che disanima, e un secondo polo, dove la forza rigeneratrice dell’amore e della bellezza disarma, rendendo chiara la via del mondo.
Questo video mostra a tutti noi questa via, portandoci in un immaginario inimmaginabile, con uno stile che il The Washington Post ha definito: «un tributo alla straordinaria tradizione artistica di Miró, Duchamp, Dalí, Kandinski, Hopper, John Brack e Jeffrey Smart».

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