ENKI BILAL, VISIONI DI FUTURO

di Enrico Tanno

21 giugno 2011

 

Enes Bilanovic, detto Enki Bilal, nasce a Belgrado nel ’51 e insieme alla famiglia si trasferisce presto a Parigi, dove conosce il mondo del cinema e dell’arte. Inizia giovanissimo a collaborare con diverse riviste come disegnatore, tanto che non finisce nemmeno i suoi studi artistici all’accademia. Incoraggiato da diversi fumettisti affermati, Enki Bilal prosegue nelle sue storie all’apparenza fantascientifiche e surreali, ma in fondo molto ancorate alla realtà. In un’intervista racconta che dopo lo sterminio degli ebrei credeva che mai più si sarebbe potuto uccidere per motivi religiosi o etnici, e invece nella sua patria cinquant’anni dopo ha visto il contrario: persone fino al giorno prima unite e socievoli, erano pronte a uccidersi in una sanguinosa guerra civile. Non si definisce un pessimista, ma un lucido osservatore della realtà. La sua visione del futuro non lascia speranza all’osservatore, ma le sue architetture visionarie, i suoi personaggi alienati e alienanti e le sue strutture narrative complesse, fanno restare a bocca aperta. Le sue doti di scenografo, oltre che di illustratore, si vedono, eccome.
È apparentemente il caos a farla da padrone nei fumetti di Bilal, un caos interiore che allontana i suoi personaggi dalla ricerca di un’identità e li lascia in un limbo di tormento e confusione. La salvezza secondo lui è l’amore. Vivendo l’amore si arriva a una specie di redenzione dalla tragicità degli eventi e si raggiunge  un dialogo con se stessi e con la propria anima. Dicono che il suo lavoro ispirò Blade Runner e Stargate, ma secondo me Bilal ha un linguaggio talmente autoriale che non somiglia a niente altro. Lo stesso Immortal ad Vitam, film tratto dai suoi fumetti, non credo gli renda giustizia. I suoi disegni sono semplicemente i suoi disegni, riconoscibili e autoriali, con l’uso magistrale e rapido della matita, gestuali, i rossi accentuati, le architetture visionarie e gli sguardi vacui, assenti dei protagonisti. Le scene d’amore nelle sue illustrazioni sono caratterizzate da un’atmosfera plumbea e straniante e le posizioni raccolte delle sue ossute creature, rivelano una fugace fragilità che non si può mostrare alla vita, un mettersi a nudo che le rende umane e vulnerabili, ma che si possono permettere per pochi istanti, quando nessuno li guarda e con la persona giusta.

Bibliografia:
1982 Il vascello di pietra, Alessandro Editore
1982 Sterminatore 17, Alessandro Editore
1982 La fiera degli immortali, Alessandro Editore
1983 Le falangi dell’ordine nero, Alessandro Editore
1984 Battuta di caccia, Alessandro Editore
1984 La città che non esisteva, Alessandro Editore
1985 Memorie dall’oltrespazio, Bonelli-Dargaud
1987 Fuorigioco, Dolce Vita
1987 La stella dimenticata di Laurie Bloom, Rizzoli
1988 La donna trappola, Alessandro Editore
1992 La crociera dei dimenticati, Alessandro Editore
1994 Freddo equatore, Alessandro Editore
1998 Il sonno del mostro, Alessandro Editore
1998 Visioni di fine Millennio, Hazard Edizioni
1999 Bilancio di una carriera, Alessandro Editore
2000 Magma, Hazard edizioni
2001 Il sarcofago, Alessandro Editore
2003 32 dicembre, Alessandro Editore

Comments:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Registrati alla nostra newsletter per avere aggiornamenti editoriali dalla redazione.