Lunga vita al drago

di Davide Pellegrini

21 aprile 2011

Era il 1983. Don Bluth, uno degli storici animatori Disney si era già allontanato con Gary Goldman e John Pomeroy, in polemica rispetto a una casa madre che andava sempre più perdendo la magia degli inizi.
Don Bluth il mito. Quello che, per capirci, aveva lavorato a cose tipo La bella addormentata nel bosco (1959), Robin Hood (1973), Le avventure di Bianca e Bernie (1977), Elliot il drago invisibile (1977). Quello che le ultime cose che aveva disegnato erano scene per Red e Toby, nel 1978. Quando si ha uno storico così, beh… ammettiamo che possa essere molto più facile gettarsi tutto alle spalle e tentare
la via dell’innovazione da un’altra parte. Era il 1983, dicevamo. Don Bluth ebbe l’idea per un videogame a cartoni animati, un laser-game ad essere precisi. Il nome era Dragon’s Lair, uno dei primi e più famosi giochi laser visti in circolazione. Non solo la bellezza dei disegni, ma quella dannata idea (affatto amata dai veri videogiocatori) di riprodurre a tocchetti sul joystick le esatte sequenze di movimento scena per scena. Un esercizio di rapidità unito a uno sforzo mnemonico che per molti ragazzi di allora aveva l’unico sapore di svelare pian piano una storia a cartoni degna del miglior Walt Disney. Don Buth avrebbe a lì a poco prodotto anche Space Ace, con la stessa identica tecnica. Nel 1979, con gli altri due soci, diede vita alla Don Bluth Production e, oltre a una serie di lavori (cortometraggi, mediometraggi, animazioni), produsse libri per studenti per spiegare l’arte del disegno fino all’animazione. Sono del 2004-2005 i libri The Art of Storyboard e The Art of Animation Drawing.

Va bene. Don Bluth è stato un grande e allora? Cosa c’entra Dragons’ Lair, videogioco che non ha avuto altro che un successo autoriale (lasciando fuori il gameplay, che è un po’ come non mettere la pancetta nella carbonara)? C’entra, perché Dragon’s Lair nonostante tutto è sopravvissuto fino a tirare fuori release per iPhone ed iPad e, già annunciato, diventerà un lungometraggio proprio alla fine di quest’anno, andando ancora una volta a sottolineare la versatilità dell’operazione, un continuo passaggio del format all’interno di devices diversi. Onore a Don Bluth, che ha fatto sognare milioni di ragazzini e adulti sulle ali dei suoi disegni.

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