Life in a Day – Sundance Film Festival

di Davide Pellegrini

20 aprile 2011

Il Sundance sta al cinema come l’action painting sta all’arte contemporanea. Insomma, un festival che è già di per sé manifesto di avanguardia. È singolare che oggi, per indicare il valore in più della ricerca, dello studio dei linguaggi, delle nuove forme a cui il cinema può dare risposta, il termine ricorrente sia “indipendente”. Libero. Il meglio dell’arte e della cultura viene prodotto in uno stato di libertà. Come nei pittori delle avanguardie del novecento, appunto. Erano indipendenti loro come lo sono le manifestazioni più di nicchia tipo il Sundance Film Festival. Ed è un altro dato di assoluta importanza il fatto che siano prevalentemente le nicchie a poter restare libere, in contrapposizione con la cultura generalmente definita di massa, che tende ad omologare gusti e tendenze costringendoli in parametri spesso condizionati da valori di mercato e di consumo. Insomma, a pensarci bene, è un po’ l’anneddoto alla Nanni Moretti, se mi si nota di più se vado o non vado alla festa… ecco, il funzionamento è proprio quello dei pochi, ma buoni.

Ora: cosa succede se prendo una nicchia e la metto in corto-circuito con il web? Sembra un paradosso, ma è un fatto che i social network siano i veri territori liberi, in cui ognuno cerca la propria dimensione espressiva, quella che il mondo reale gli sfila via giorno dopo giorno. Le community sono mondi a parte, abitati da un’intelligenza collettiva (come ha scritto nel suo La saggezza della folla James Surowiecki). Eppure nessuno oggi potrebbe negare che strumenti come Facebook o YouTube siano diventati a tutti gli effetti prodotti mainstream. E, c’era da aspettarselo, una nicchia in questi contenitori blob fa lo stesso effetto di una goccia d’acqua su un gremlin. Esplode in mille particelle.

Il punto. Arriva Ridley Scott, parla di un’idea con Kevin McDonald et voilà, il gioco è fatto. La domanda è semplice: cosa succede se chiediamo agli abitanti di una community di descrivere una loro giornata sulla terra, magari una giornata che è anche una data precisa, tipo il 24 luglio del 2010? Che succede se quella community è YouTube? Succede che 80mila utenti si mettono a caricare i loro video e che, dopo un interminabile lavoro di selezione, si carica tanto materiale da garantire il montaggio di un film/documentario da presentare come preview al Sundance 2011. Ecco cosa accade…

Allora riflettiamo: perché siamo un paese che sta morendo, una cultura che non riesce più a rinnovarsi e che rifiuta la contemporaneità che avanza, il mondo che si trasforma. Un paese violentato dal vecchio, dallo statico, dall’immobile. Non c’è altra soluzione, perciò, che sfruttare al meglio la lungimiranza di questi strumenti, magari per raccontare una giornata della nostra vita sul pianeta.

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