Carosello

di Mara Cervelloni

18 novembre 2010

Non tutti forse sanno che nel 1954 l’idea del carosello nasce tra il disappunto della dirigenza della Rai, un management che fantascientificamente si preoccupava dell’impatto che la pubblicità potesse avere sullo spettatore, nel timore che l’utente ne traesse noia e non provasse affezione per il nuovo inquilino catodico.

È così che nasce l’idea dello spezzone narrativo. Il primo episodio del carosello vede la luce il 3 Febbraio del 1957 (stesso anno del lancio della 500) e ancora lo ricordiamo come un pilastro di pura affezione…
Gli episodi animati avevano ben poco a che fare con gli oggetti reclamizzati e una delle regole della messa in onda era proprio quella di non mostrare il prodotto durante la parte riservata allo spettacolo.  E’ forse per questo motivo che, in un’indagine svolta presso alcuni bambini di allora, non è stato facile risalire a quale marca fosse pubblicizzata dal loro personaggio preferito.
I 135 secondi riservati a ogni spot del carosello raccontano il girotondo di anni in cui la vita reale scorreva a colori e l’immaginazione viaggiava in bianco e nero, racconta i giri di una giostra sulla quale sono saliti grandi nomi dell’arte cinematografica italiana, da Ermanno Olmi a Lina Wertmuller, da Manfredi a Frank Sinatra o Laurence Olivier.

Il mondo del carosello resta nelle emozioni di una generazione cresciuta con eroi e cattivoni, in cui i prodotti erano buoni quanto i personaggi degli spezzoni animati, che spaziavano dal genere western della carne Montana al pirata pacioccone dell’amarena Fabbri, dal gigante buono della Ferrero all’equivoco Calimero del sapone AVA.
La fine di carosello segna la fine di una favola durata vent’anni che chiude il sipario nel 1977, così celebrato dalla voce Di Enzo Biagi sul Corriere della sera:

“Il carosello ha educato i nostri figli, mostra un mondo che non esiste, un italiano fantastico e straordinario”

I due minuti del carosello cedono il passo ad una pubblicità che ha bisogno di rapidità, maggiore incisione e minori costi, e che comunichi una forte esigenza di adeguamento dello spettatore rispetto al prodotto, rispetto ai tempi: marca distintiva della corsa al successo degli anni ’80.
Non resta che un dato curioso, una supposizione tenera e riconciliante:
In questo tempo di crisi, nel nostro 2010, la pubblicità sta tentando di assumere una nuova energia creativa alla quale le arti digitali corrono incontro; è di questi anni la ricerca del CULT, un’esigenza di attualizzazione dell’estetica dell’ “innocenza”, dell’illustrazione, del Low Cost dell’auto-arte – autoriale e collettiva -, in colori digitali sempre più vivaci e carichi di senso. Un itinerario che apre le porte ai nuovi linguaggi e ci fa sperare nella rinascita di un carosello possibile.

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