Cormac McCarthy

di Davide Pellegrini

29 agosto 2010

Ho un’abitudine. O forse sarebbe più giusto chiamarla un’ossessione.

Ogni volta che incontro sulla mia strada un autore (principalmente si parla di autori…) particolarmente interessante, corro a leggere la biografia su Wikipedia. Non c’è niente di meglio per capire l’importanza di una carriera che leggere tra le righe delle reali esperienze di vita che si porta appresso.  Il punto, poi, è perché un autore a un tratto ti suggestiona tanto da andare a ficcare il naso nelle sue cose… badate che Wiki non è mica la repository per cui le persone più o meno famose danno un’autorizzazione. Semplicemente si ritrovano là, in questo grande sterminato elenco che scandisce in pagine e pagine la cultura dell’umanità possibile.

Così, mentre leggo la storia di questo bizzarro artista, vissuto tra il Tennessee e il Texas con in mezzo una serie di esplorazioni più o meno lunghe in Europa, mi rendo conto che sto cercando tracce del suo genio, segni di un cammino che deve averlo portato a una scrittura rarefatta e di fortissima intensità espressiva, quasi espressionista nel momento in cui raggiunge atmosfere liriche, e violentemente cruda quando descrive le scene della trama narrativa. McCarty dovrebbe riprendere la scia dei grandi scrittori d’epopea come Steinbeck, Hemingway, Fitzgerald, eppure c’è qualcosa nelle sue opere che lo rende unico e solo. Non ho perso un libro e, nonostante sia diventato famoso con “Non è un paese per vecchi”, trasposto in film dalla sapiente regia dei fratelli Cohen, nonostante l’ultimissimo successo de La Strada, anche in questo caso riportato sullo schermo da J. Hillcoat, ritengo che per capire questi ultimi lavori sia necessario fare un passo indietro, fino al Buio Fuori, a Figlio di Dio, a Meridiano di Sangue (e, volendo, scivolando sulla Trilogia della Frontiera con passo timido da esploratore).

Insomma, avvicinatevi a McCarty sapendolo a distanza, immerso nel testimoniare le vicende di un’umanità violenta, persa, a tratti disperata, dominata da rapporti di forza e di natura implacabili e ineffabili. Avvicinatevi e godete della forza vitale dei suoi scritti, della poesia dietro la durezza, tra la morte e la resurrezione. In ogni opera di questo autore, c’è una dichiarazione d’amore alla vita e la constatazione che il mondo è così come appare, e che nulla può cambiarlo, nemmeno un sogno rattrappito.

Per me il libro che non deve mancarvi è Meridiano di Sangue, gigantesco come scrittura, una prova di forza espressiva inaudita, e un approccio selvaggio e durissimo ai sapori della vita. Un western che lascia storditi. Solo questo: leggetelo, e godete.

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The Road – Official Trailer

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